Acone IGT, la Rufina cambia colore!

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La Rufina cambia colore e si fa terra di grandi bianchi!!

Lo dico da sobria, la bottiglia l’ho finita ieri. Sto parlando di Acone 2018, bottiglia rara, prima annata di un trebbiano pedemontano, poiché la vigna sorge a 500 metri sulla collina di Acone ai piedi del Monte Giovi.

Acone: dov’è?

Veduta delle colline di Rufina dalla piazzetta di Acone (Credits Wikipedia)

Acone è una frazione di Pontassieve, sulla “rive droite” del fiume Sieve. Ci si arriva dalla Rufina, per una stradina che si inerpica con tornanti fino al paese; luogo di resistenza, in cui numerose brigate partigiane trovarono rifugio per lottare e l’accoglienza di un intero paese, che non fece differenza alcuna tra prigionieri alleati, soldati allo sbando e combattenti partigiani, soccorrendo e sostenendo tutti in un ideale comune di fratellanza. Un bel posto insomma. Già Dante all’epoca sua se n’era reso conto e scelse di citarlo nella Divina Commedia in un canto del Paradiso, mica discorsi..

Ma  Acone è soprattutto il paese natale delle famose penne all’aconese, miracoloso intruglio di cipolla, salciccia, pomodoro, funghi secchi e altri ingredienti, dalla bontà indecente.

Ed è da questo luogo ostinato e pulito che proviene l’omonimo vino Acone, da una vecchia vigna di 2 ettari appena sotto il paese, con piante di età varia dai 20 ai 40 anni.

Acone: chi c’è dietro?

Faccio giusto due nomi, anzi 4: il trio rodato, sperimentato a garanzia di vino buono: Bernardo Conticelli, avvocato mancato per diventare merchand de vinCiro Beligni, L’Enotecario con la E maiuscola, Paolo Marchionni, vignaiolo per amore en pendant con attività di libraio e affini, cui si aggiunge il rufinese doc  Paolo Ponticelli, esempio verace di vignaiolo – boscaiolo, dalle fattezze idonee per un calendario dei belli della Rufina. Ora se metti insieme 4 elementi del genere e li metti ad Acone, non è che ti puoi aspettare un vino che sia mah insomma o così così.

Ma non ci facciamo influenzare dai nomi, anticipando impressioni; qui vale la regola prima assaggia, poi parla e poi, se ti va scrivine. Quindi passiamo al sorso.

Come è andata la faccenda? Paolo Ponticelli, vignaiolo in Rufina, aveva già in affitto questa vigna, ma voleva lasciarla non riuscendo a gestire tutto da solo. L’incontro con Bernardo, Ciro e Paolo Marchionni, che guarda caso cercavano un luogo per poter fare il loro vino, cambia le sorti e fa nascere un progetto molto bello che per quest’anno, ha previsto l’uscita del primo vino, il neonato trebbiano Acone. Ma le sorprese non finiscono qui.

Trebbiano, che ha fatto leggera macerazione di 5 giorni, poi ha fermentato in parte in cemento e in parte in barriques usate, poi ha affinato per altri 15 mesi prima di essere imbottigliato. Le uve dopo essere state raccolte sono trasferite udite udite a Vigliano, nella cantina di Paolo Marchionni dove vengono vinificate. E nelle abili mani di Paolo, già grande interprete di trebbiano e sangiovese delle colline fiorentine, questo trebbiano dall’anima rufinese, matura bene, in forma e bello. Proprio a immagine e somiglianza dei 4 genitori, tutti padri! Ma non per questo è un vino testosteronico. Tutt’altro. Poco più di 1000 bottiglie prodotte, 1203 per l’esattezza, come riportato in retroetichetta.

Acone: ci piace?

Prima interpelliamo il Romanelli

L: si. Risposta secca, così, per chi non ha voglia di leggere il perché e il per come. Alla vista ambrato, un dorato che prende coraggio e vira verso il ramato con vigore e bellezza. Inizio tenue, di mandorla accennata, poi arriva il tè, dove la mandorla ha soggiornato. Quali erbe aromatiche? Forse piccoli accenni di erba cedrina. E’ più la frutta, albicocca secca, burro di arachidi, scorza di agrume amaro tipo arancia. Ingresso di bocca docile e rilassato, ma poi gira l’angolo e prende vigore. Sapidità in primis, ma anche nerbo acido vivace; ricco e pieno, alcol di buona presenza, caldo e avvolgente, succoso, con un gradevole finale ancora molto sostenuto.

S: si. Risposta secca per chi non vuole proseguire. Scorza d’agrume, mandarino, ginestra, gelsomino e cera d’api: tutto questo a bicchiere fermo. Che faccio continuo? Girandolo si fa più intenso, erba aromatica fresca, liquore all’amaretto, té e miele. Ingresso di bocca felpato con piede da maratoneta. E’ lento all’inizio, perché si spalma su tutta la bocca, poi la grinta in lunghezza che rivela energia sapida e quell’intrigante amaro ammandorlato che proprio mi piace.

Abbiamo preso la buona abitudine assaggiare i vini in bicchieri diversi, anche in quelli apparentemente meno adatti. I bicchieri diversi ci rivelano un vino diverso, ne mettono in risalto caratteristiche spesso divergenti. Per Acone prestazioni migliori e grande equilibrio in bicchiere a dx. Il bicchiere Borgogna invece ne sbilanciava il profilo verso dolcezze più spinte

Il progetto

Dal prossimo anno a fianco al Trebbiano Acone uscirà un rosso da Sangiovese e un bianco “riserva”, che altro non è che un metodo perpetuo di Trebbiano iniziato nel 2017 e che uscirà per la  prima volta nel 2021 e che porterà la produzione complessiva a 6-7000 bottiglie.

La sfiga è che sono poche. La fortuna è che abito a due passi da Acone.

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Circa l'autore

Riguardo a Sabrina.Somigli Microbiologa poi sommelier, ristoratrice e food blogger. Cercatrice di erbe spontanee e appassionata di somme matematiche: quelle tra farina più acqua uguale mille pani diversi. Chiantigiana della Rufina, concentrata nelle dimensioni, in pratica un caratello di vin santo; dolce o secco a seconda dell' annata, dell'oroscopo e dell'umore.

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