Aboliamo il mais in scatola

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Sembra quasi faccia ciao con una manina, negli scaffali dello scatolame, dove lo si riconosce per l’etichetta dove il giallo si staglia perentorio. Peggio quando viene presentato in barattoli di vetro, a significare una sorta di verginità mai avuta, dove l’acqua di conservazione fa capolino con tutta la sua oscena velatura. Il mais in scatola è da abolire, senza se e senza ma. Secondo una delle solite inchieste che ciclicamente ci informa cosa ci piace mangiare, la pannocchia di granturco è uno dei cibi preferiti a livello mondiale: spero bene quando viene grigliata e cosparsa di burro, magari salato, già bollita tende a sopire qualunque passione erotica, in scatola diventa la morte del gusto. Il mais in scatola è dolce all’inverosimile, chissà perché negli spot pubblicitari le persone sorridono a 32 denti quando aprono la scatoletta per versarla nell’insalata, quasi non sapessero cosa li aspetta. E ancora, se si tratta di mescolarlo a lattuga, carote crude o altri ortaggi si riesce ancora a camuffare, ma l’orrido lo si raggiunge quando viene unito a maionese o vegetali di qualunque specie bolliti. Il dolce raggiunge l’acme, sarebbe l’ideale per chi deve sottoporsi a diete drastiche, di sicuro il digiuno diventerebbe l’anelita speranza di sopravvivenza. E che dire di chi lo mette anche nella già oscena insalata di riso? Dolce del riso, dolce del mais.. a questo punto tanto vale farci le frittelle dolci, si impasta bene con lo zucchero e un senso forse…non non ce l’ha!Ma c’è chi osa di più, arrivando a consigliare la crema di mais e addirittura il condimento della pasta: A questo punto è giusto stracciarsi le vesti e gridare allo scandalo. Si vive meglio senza mais in scatola. Torniamo alla pannocchia!

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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