Filippi

A Novembre cadono le foglie

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SI ricordava sempre della frase che le diceva la nonna da piccola, ” A novembre cadono le foglie..” per introdurla ad una stagione autunnale che si manifestava in tutta la sua tristezza, a partire dal mese nel quale era nata. Eh sì che lei non si sentiva figlia di quella stagione, lei così ricca di colore nei suoi sogni, energica e viva in qualunque azione, sbarazzina, audace e scandalosa a seconda dei momenti, o anche tutte queste espreessioni insieme. Per il giorno dei  Morti tornava al paese, dove erano seppelliti tutti i genitori ed era stata la scelta giusta, per non disperdere il legame con qualche parente lì rimasto. C’erano gli zii e i cugini, e tutte le volte che lei tornava le serviva a comprendere quanto la scelta fatta,  a suo tempo,  era stata quella giusta. Non sarebbe vissuta bene nel paesino di provincia, le esperienze fatte in città l’avevano forgiata molto. Roma e via Veneto, l’ambiente della modella che l’aveva abbracciata fino a quasi ghermirla: si era svincolata in tempo, prima di esagerare con una vita lasciva, della quale si ricordava i tanti letti e i tanti risvegli nei quali aveva sempre quel colpo al cuore nell’osservare una stanza sconosciuta e un corpo estraneo accanto a lei. Poi era volata via, letteralmente, prima a Londra, quindi a New York, quando pose fine alla sua carriera per capire davvero cosa volesse fare da grande. Riflessioni sparse mentre si inerpicava per una strada che la portava lontano da tutto, e dove si fermava, come sempre, facendo qualche chilometro in più, facendo una deviazione, in una sorta di rifugio raggiungibile in auto, dove il caffè pessimo era comunque un sapore che le ricordava il passato. Se ne ricordava, di quel gusto, anche in Thailandia e poi in India, dove si era rifugiata in un ashram alla ricerca di pace interiore al ritorno dagli Stati Uniti. Lì aveva deciso di intraprendere una nuova strada, l’imprenditrice nel settore dell’agricoltura biologica, e si era divertita da morire a spaccare le convenzioni, andando in giro a proporre prodotti in minigonna, tubini e tacchi quando l’immagine del settore era quella della femmina in scarponi e camicia a scacchi. Aveva vinto anche lì, dove faceva la pendolare alla rovescia, in campagna al mattino e in città la sera. Ricordi di situazioni divertenti, frequentando compagnie giovanili estremamente dinamiche, con giovani artisti che la stupivano e la divertivano durante le notti passate a bere ed ascoltare musica, senza mai esagerare. Era arrivata: prima il cimitero da sola, per parlare a voce alta, davanti alle tombe di chi conosceva, per salutarli  Poi si rimetteva in auto e si fermava dallo zio Osvaldo, il suo preferito, che l’aspettava per la seconda colazione, ovvero quella contadina delle dieci : uova sode, salame, vino rosso, anche acciughe e burro. Lei lo faceva arrabbiare, come sempre non tagliando il pane ma spezzandolo con le mani. Ma al tavolo, insieme al cugino Sergio, e alla sorella di lui, Enrichetta, nata quando lei  con cinque figli, sfatta, stanca ma felice, ritrovava il buonumore del passato.Sarebbe iniziata la processione di parenti tra poco, e sapeva che sarebbe stato il solito momento di essere radiografata per come parlava, si comportava, vestiva: ma in fondo oggi si era pacificata, non metteva più in imbarazzo persone in fondo buone, con un modo di vestire ed atteggiare non convenzionale. Ora che aveva i capelli corti, indossava mocassini, un tailleur pantalone attillato, si sentiva protetta. L’aperitivo era con Vin Santo e crostini di fegato, in piedi scambiando chiacchiere in libertà: la sera sarebbe ripartita ma lo doveva a tutti i suoi cari  quel giorno passato nella memoria

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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