A Natale la mostarda di Cremona arriva in tavola per il pranzo tradizionale: che fare?

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Nei preparativi del pranzo di Natale, si inizia rovistando in dispensa per capire gli alimenti che già sono presenti in casa, evitando di comprare doppioni ma, inesorabili compaiono uno, due , tre barattoli della mostarda di Cremona acquistati negli anni precedenti. Tutti gli anni il banconiere della gastronomia è bravo a venderla, e tutti gli anni ci caschiamo nel cercare di pensare che sarà la volta giusta per farla assaggiare ad amici e parenti, ma l’impresa risulterà vana. Sono gusti che si imparano da piccoli, nei territori nei quali è tradizione consumarla, ma spesso l’accompagnamento al bollito in altre zone è tutt’altro. Eppure è un prodotto intrigante, sicuramente buono, ma quel gusto che varia dal dolce all’agro al piccante, la presenza della senape mista alla frutta non sempre soddisfa. E quindi la confezione rimane ermeticamente chiusa dilapidando un patrimonio di sapori. Solo che, quale alternativa fornire a chi non la sopporta con il cotechino e lo zampone? Quale potrebbe essere l’impiego chi non la vuole vedere accanto ai tagli del bollito misto? Potrebbe essere lo stracchino accompagnato ad un bel pezzo di frutta mostardata appunto, quale invitante predessert. Oppure una fetta di coppa di testa o soprassata sufficientemente grassa e saporita per contrastarla. Io la trovo deliziosa con fontina o scamorza messe in forno a fondere con alcuni pezzetti di frutta nascosti al suo interno. Infine, va bene con un altro classico natalizio, come il paté di fegato. Se nessuno di questi tentativi  riesce, rassegnatevi e non mangiatela!

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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