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A Natale il cappone per il pranzo tradizionale come non lo avete mai mangiato

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L’appassionato lo aspetta tutto l’anno, sapendo quanto può essere buona la carne del cappone lessata: il brodo che si ottiene, poi, è di una gradevole bontà, molto elegante. C’è sempre il problema dell’avanzo, mancando spesso il numero di commensali adeguato, e non volendo preparare solo polpette o farce per pasta ripiena, , un’idea può essere quella di differenziare le cotture per non farlo diventare un alimento noioso. E quindi, dato per scontato che una parte sarà sicuramente bollita, andiamo a sperimentare la cottura arrosto e in umido. Nel primo caso, occorre rivolgersi all’aiuto della rete di maiale, per ottenere soprattutto la parte del petto morbida e succosa. Meglio utilizzare un sale aromatico dove insieme all’aglio, la salvia il rosmarino sia stata aggiunta anche la scorza di limone. Nella cottura arrosto, meglio partire con un forno a 160°, per poi aumentare la temperatura fino a superare i 200° per avere una rosolatura perfetta esterna. Nel caso in cui il cappone sia cotto intero, nell’interno sarà utile posizionare due salsicce fresche e molto grasse. Volendo stare su profumi meno decisi, sostituire salvia e rosmarino con maggiorana e timo darà belle soddisfazioni. Per la cottura in umido: far cuocere i pezzetti di cappone in padella con poca acqua permetterà di tirare fuori la parte grassa, che sarà poi potenziata da olio EVO e pancetta per fare la rosolatura della cipolla, unita all’aglio e al sedano. I pezzetti di cappone dovranno cuocere a lungo in bianco, insaporiti con sale e pepe, e poi bagnati con vino bianco. I petti devono essere aggiunti senza succo e privati dei semi, un cucchiaio di concentrato sarà perfetto, e la cottura proseguirà con il brodo dello stesso cappone

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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