A Lucca non si può mangiare cucina etnica: lo vieta il Comune!

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Quando ho letto la notizia ieri sul Televideo pensavo ad uno scherzo: poi due amici, Gilberto e Barbara, mi mandano il link dell’articolo su Repubblica e scopro che è tutto vero. A mio avviso è una mossa degna del miglior Totò: vietare di somministrare cibi etnici impone ai vigili preposti ai controlli una conoscenza delle varie cucine non indifferente. Stai a vedere che mi tocca andare a fare dei corsi nelle città delle Mura per spiegare le specialità della cucina cinese, giapponese o indiana! Quello che impressiona, leggendo il regolamento comunale, è la superficialità con la quale viene trattato l’argomento: si arriva ad obbligare il personale ad essere “fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti nei quali si svolge il servizi”. Come se mettere uno smoking o una giaccacon papillon nobilitasse il lavoro dei camerieri: si è mai visto in un ristorante “casual” di New York tale obblighi? E poi si obbligano i gestori a preparare almeno un piatto con ingredienti tipici del territorio: una bella minestra di farro precotta e poi riscaldata va quindi benissimo! Mi chiedo se tali decisioni fossero state prese in giro per il mondo, che fine avrebbero fatto le nostre specialità, diffuse dall’America all’Australia!Sarà il segno dei tempi che cambiano, certo che se questo è un segnale che misura la cultura dell’accoglienza in Italia…stiamo freschi!

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

14 commenti

  1. Non può essere che una burla, siamo in carnevale dopo tutto oppure un pesce d’aprile anticipato, mi rifiuto di credere a quanto letto, …vacilla il mio credo in grucho marx.

  2. Pingback: L'espresso | Piovono rane » Blog Archive » Kebab, McDonald’s e identità locali di Alessandro Gilioli

  3. Il Consiglio Comunale della Città di Lucca batte in ferocia le leggi razziali del 1938!

    Lucca dice No ai ristoranti etnici nel centro storico. Infatti, con un regolamento licenziato il 21 Gennaio 2009, il Consiglio comunale di Lucca legifera che, nel centro storico del capoluogo toscano (inteso dentro ai quattro chilometri quadrati delle mura urbane) “al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse”. E la norma vale anche in caso di subentro.

    Ho i miei dubbi sulla legalità e costituzionalità di tale provvedimento, ideato, m’auguro, più per incentivare le attività di esercizi culinari autoctoni a carissimo prezzo, quanto non voler mettere in atto una sorta di becera pulizia etnica.

    Se ho ben capito, una lobby di ristoratori lucchesi si è rivolta al capogruppo di “centro”-destra per fisicamente eliminare la concorrenza assai più economica di loro dopo aver avviato una deleteria campagnia di verifiche igieniche da parte dell’USL. Le verifiche delle autorità sanitarie nazionali non hanno dato l’agognato risultato.

    Il nuovo regolamento non prevvede soltanto l’eliminazione totale dei kebap, ma vieta anche ristoranti indiani, cinesi e francesi e mira ad imporre al palato del cittadino e del turista del centro storico solo cucina italiana, preferibilmente “prettamente cucina lucchese”, preparata con ingredienti provvenienti esclusivamente dalla provincia di Lucca.

    Una cucina assai insipida ed immangiabile, visto che il pepe non cresce di certo in provincia di Lucca (e neppure l’aglio e la cipolla, s’è per questo) e il sale provviene maggiormente dalla Sicilia. E la produzione del grano non è certo il forte dell’Italia. Allora niente pane, niente pizza- anche perchè la mozzarella di bufala non viene esattamente prodotta a Porcari!

    Se Lucca avesse una comunità ebraica, questa legge sarebbe peggio delle leggi razziali del 1938. Se Lucca avesse, nel suo centro storico, una moschea, idem.

    Personalmente, penso che qualcuno dovrebbe mandare un ispettore edilizio a casa di ognuno dei consiglieri comunali lucchesi che hanno apoggiato tale regolamento, tanto per verificare che le tubature dell’acqua potabile delle loro abitazioni non siano di piombo. Almeno così si potrebbe venire a capo del dilemma se il nuovo regolamento sia o no frutto di una demenza congenita e geograficamente circonscritta per un, non ancora noto, prione (malattia di Creutzfeldt-Jacobs, anche noto come Kourou-Kourou, Mucca Pazza o BCE) riconducibile al lardo di una scrofa lucchese incestuosa.

    Non voglio certo sputare sulla cucina lucchese che, in parte, mi piace moltissimo. Ma, non mi verebbe mai in mente di acquistare un solo pezzo di manzo cresciuto in provincia di Lucca, visto che provverebbe da una bestia tenuta sempre in stalla, senza nessuna possibilità di muoversi. E sì, e quasi soltanto in questo, sono argentino! Embé? Il gusto è affare mio, non del ristoratore, non me la sento di pagare prezzi astronomici per carni spazzatura! Filetti di cervi alto-atesini si potranno ancora cucinare nel centro storico di Lucca? Mi sa di no! E visto che qui, in provincia di Lucca, la caccia ai cervi è vietata, mi sa, che io, a Lucca, non ci tornerò più a lasciare un soldo bucato per mangiare!

    Mi diverte osservare le dinamiche sociali, ma quando toccano un tale livello di bassezza e cattiveria clientilistica e mafiosa, non mi diverto davvero più! Anche se non sono un ristoratore “etnico” del centro di Lucca, ho mandato un esposto certificato alla corte europea di Strassburgo e all’Unesco (Lucca è patrimonio dell’umanità dell’Unesco, ma il suo Consiglio comunale di certo non lo è!). Vediamo cosa dicono loro.

    Mi chiedo, inoltre, come la Città di Lucca possa tecnicamente ottemperare al suo imbecille e decerebrato regolamento neonazista (leghista) e mafioso. Ci saranno, d’ora in poi, dei speciali poliziotti municipali culinari, vestiti magari di uniformi SS di colore farro garfagnino D.O.P. e profumati d’ufficio di buon vecchio olio di paranza fritta viareggina (del tipo, senti chi viene a farci la “gradita” visita!), che vanno giorno dopo giorno ad ispezionare le celle frigorifere dei pochi ristoranti lucchesi “D.O.C” rimasti del centro storico, sequestrando ogni qualsivoglia prodotto non prettamente lucchese? Che Idd-o ce ne scampi!

    Buon appetito! Bon appétit! Guten Appetit! B’Te’avon! Eet smaakelijk! Good appetite! Buen aprovecho! Iss vi an apikoires!

    Cordiali saluti,

    Motty Levi, Ph.D. , Lt. Col. IAF

    Barga (LU)

    Ps.: Se questa mia personale valutazione del regolamento del Consiglio comunale della Città di Lucca del 21 Gennaio 2009 dovesse, negli occhi di un pubblico ufficiale italiano, costituire un reato per il mio uso di parole come “neonazista” e “mafioso” per descrivere la natura del regolamento come tale, non ho nessun problema a rispondere, in sede giuridica, per queste mie affermazioni anche, e soprattutto, per definire una volta per tutte l’illegittimità del regolamento. Sono fermamente convinto che questo regolamento sia “mafioso” e neonazista” e che un tale provvedimento licenziato da una giunta comunale debba sostenere un’attenta prova giuridica per evitare “iperreazioni”, altrettanto illegali, da parte della popolazione italiana non “etnicamente” lucchese o italicamente cattolica. Da ebreo italiano, nell’ottica lucchese di”ognunopensa sè stesso” e di fronte a tale regolamento, se non revocato in breve termine, consiglierei a tuttii miei correligiosi lucchesi di farsi un viaggetto in Ticino per acquistare delle armi automatici atti all’autodifesa, in caso il consiglio provinciale lucchese, in un medesimo atto di follia, dovesse deliberare che il territorio lucchese debba essere scevro di persone “etniche” altri che di “etnia lucchese”. La mia non è un’incitazione al terrorismo, nè alla violenza, ma un semplice appello alla mera sopravvivenza e alla conservazione dei propri beni. Mi meraviglia il fatto che la decisione del consiglio communale lucchese non sia già stato precettato a suon di legge! Ma, s’è per questo, neppure il parlamento leghista. E la decapitalizzazione della pena per alto tradimento ha tenuto in sella Umberto Bossi! Non sono un rabioso della sinistra o della destra (men che meno della destra!). Sono un confesso borghesuccio di classe media-media e non mi ritrovo nè nella destra, nè nella sinistra. Il buon senso a me non manca, ma piuttosto all’amministrazione comunale lucchese! Penso di avere il diritto di difendere me e la mia famiglia e i miei doveri! Quando un consiglio comunale del capoluogo della provincia in cui resiedo comincia a emanare, impunemente, regolamenti neonazisti, razzisti e palesemente mafiosi con il pretesto di preservare l’identità etnica della regione, a me, istintivamente, mi viene toccarmi il fianco interno sinistro per sincerarmi se sono armato o no. Woody Allen, una volta, disse che gli ebrei sono per la storia quello che gli eschimesi sono per la neve. E’ vero! Ho fatto una ricerca in internet sui divieti alimentari nei centri storici della CEE e non ho trovato un oltraggio simile come quello del Comune di Lucca. E francamente, mi f*tte un c***o se qualche pezzo di merda mi denuncia per quello che ho detto, non aspetto altro!

  4. E’ una roba semplicemente ridicola, questa di Lucca. Ma non si è capito che i kebab vari rispondono ad una domanda di ristorazione low cost che gli esercizi “tradizionali” non riescono a soddisfare? I portafogli dei cittadini sono sempre più vuoti, e non è che levando i kebab si riempiono i locali dove un pasto costa almeno tre volte tanto. Vogliamo spingere i cittadini verso la tradizione locale? benissimo! Iniziamo intanto a difenderlo, il cittadino-consumatore, obbligando i locali ad abolire coperto e servizio (incredibilmente esistono ancora posti che li applicano entrambi); obblighiamoli ad esporre la carta fuori dal locale; obblighiamoli a servire l’acqua del rubinetto in caraffa gratuitamente (non quella microfiltrata, eh!). Tutto questo in Francia è la norma. Poi sarà il cittadino-consumatore a scegliere la qualità che può permettersi, potendo veramente confrontare prezzi.

  5. io sono indignata
    faremo sciopero anche di croissant e hamburger, per sottolineare che anche la cucina francese e quella americana posso essere “etniche”.
    sempre peggio!

  6. Vengo con te, Leonardo, a fare corsi sulla cucina etnica ai vigili di Lucca! Anzi, riproponiamo il master di Arezzo “Le rotte del gusto”, con frequenza obbligatoria per tutta l’Amministrazione.
    IO dovevo già avere il permesso rabbinico per fare cucina ebraica casher, adesso dovrò chiedere il patentino a Lucca per fare buffet orientali…

  7. beh.. forse un tantinello esagerato???
    un piccolo giro di vite lo farei , magari semplicedmente qualche controllo sanitario in più sia nei ristoranti italiani che stranieri.
    sicurezza sanitaria avanti a tutto

  8. ….se e’ inteso come tutela delle tradizioni enogastronomiche toscane…..perche’ no…???……..in san lorenzo ormai sono piu’ i posti dove si cucina kebab e cinese che vinaini….o friggitorie…perche’…??

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