A letto per colazione

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La notte non le aveva portato consiglio, tutt’altro. Nel letto si era rigirata a lungo e questa volta non erano pene d’amore: era semplicemente la febbre, un evento che non le capitava da tempo, che l’aveva colta impreparata e stupita allo stesso tempo. Era la donna del fare, quella che non si fermava mai, disponibile per tutti e sempre in moto, ma questa volta il fisico le aveva imposto una pausa. L’inizio del malessere era stato subdolo, partito forse la sera che era uscite con le amiche, l’occasione per indossare il tubino, la scollatura ampia, lo scialle dimenticato in macchina..e la gola che iniziava a fare male. Si era divertita molto, aveva voglia di stare finalmente rilassata a raccontarsi storie con le altre, fare scherzi, ridere senza requie, staccando da quel ruolo che si era auto imposto di seria e professionale. il ricordo andava ai tre cocktail , Manhattan, Negroni e Sidecar, bevuti con la giusta distanza di tempo, tutti colorati, lei che odiava quelli diluiti o chiari. Magari mancava qualcosa da mangiare che fosse più goloso dei pistacchi salati o delle noccioline, ma questo le dette quella lieve incoscienza che la fece arrivare alle tre di notte senza pesantezze eccessive. I segnali del giorno dopo li aveva tutti scordati, aveva continuato il lavoro nell’ufficio di coworking che forse era un ricettacolo di germi che le aveva dato la mazzata finale. Dopo essersi svegliata a più riprese, alle sei si era decisa ad alzarsi, guardarsi allo specchio e prendersi in giro: brufoletto sul naso, capelli arruffati, pallida più del solito, causa anche di un giorno senza trucchi. Se fosse arrivato anche il principe azzurro, gli avrebbe gentilmente chiesto di farsi rivedere in altra occasione. Mise l’acqua sul fuoco, pensando di prepararsi un tè o una camomilla, dolcificato al miele, rimedio della nonna che riteneva valido: niente, non possedeva certo questi ingredienti, lei che beveva caffè a profusione, e si decise ad inventarsi una tisana con le erbe aromatiche che coltivava nel terrazzo. Timo, maggiorana, basilico, gambi di prezzemolo, scorza di limone: si inventò una nuova mistura, convinta che  solo in questa occasione poteva testarla, avendo il gusto azzerato. Ne approfittò per tagliare il pane avanzato a fette sottili da tostare, scovò in dispensa una marmellata di fichi che non aveva mai provato. Non aveva voglia di stare in salotto a mangiare, preparò così il vassoio dove dispose la tazza del servizio bello, il cucchiaino d’argento, il burro fatto a riccioli, la marmellata messa nel recipiente di vetro e versò la tisana in tazza. Uno sguardo allo specchio, si riassettò i capelli, mise un golf sulla camicia da notte e a piedi scalzi tornò in camera da letto, tenendo il vassoio. SI mise di nuovo sotto le coperte, il vassoio sulle gambe e guardò alla finestra. Iniziava a piovere e mentre si splamva la prima fetta di pane capì come niente arrivava a caso

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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