5 termini del vino da utilizzare se si vuole essere fighi

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SI dovrebbe parlare per farsi comprendere dagli altri, ma spesso c’è chi parla per “avere più carisma e sintomatico mistero” come cantava il grande Franco Battiato: solo che lui indicava come tali chi indossava gli occhiali da sole, nel vino la categoria è ampia e variegata.

Bicchieri vinoCompito di un divulgatore dovrebbe essere quello di rendere semplici gli argomenti difficili, rendere partecipi gli altri di un sapere che potranno poi condividere gli altri e diffondere così la cultura di un determinato argomento. Ma nel vino sembra che sempre non sia così. Negli ultimi anni si è assistito ad un crescendo di descrizioni del prodotto sempre più criptiche ed immaginifiche, andando a contrasto di uno schematismo che, onestamente, aveva rotto le scatole a chi, dopo una giornata di lavoro, si trovava a seguire dopo cena, corsi di degustazione nei quali la descrizione olfattiva del vino  si limitava ad un “intenso, persistente, fine”, un destino segnato nel porre tale prodotto nel dimenticatoio. Come sempre, il giusto mezzo sarebbe sempre possibile da trovare.

Non sono contrario a prescindere ad utilizzare un eloquio mirabolante, estremo se questo serve a divertire, incuriosire, stuzzicare la fantasia, se però è seguito da una spiegazione coerente e precisa, suffragata poi da altri momenti nei quali il degustatore dimostra piena capacità di “leggere” il vino, inserito nel territorio di provenienza.

Bicchieri vinoPoi ci sono le mode, quelle che esistono in tutti i campi, ed anche nel parlare ci sono termini che vengono sempre più impiegati, magari a sproposito, altre volte in maniera coerente: nel vino ci sono i sentori che vanno per la maggiore in determinati periodi . Se li utilizzate nel momento giusto fate un grande figurone, l’importante è non sbagliare la tipologia del vino come riferimento!

GARRIGUE Fin da piccolo il francese mi ha colpito e quando scoprii che il poco piacevole(almeno per me)  Genoveffa veniva tradotto in Génèviève, capii la fortuna che avevano i francesi a livello internazionale. SCrivessi o parlassi di gariga, termine che in italiano pochi conoscono, o boscaglia, non avrebbe lo stesso effetto nel descrivere un vino rosso

ROBINIA Qui uno si dispera per non aver studiato botanica, per non aver frequentato giardini per associare i sentori avvertiti. Se poi è un goloso però, e uno parla di ACACIA ecco che il retrogusto del fiore d’ acacia fritto torna improvvisamente alla mente

MIRABELLE Forzare sull’accento francese, in special modo sulla R arrotata funziona, soprattutto quando si parla di champagne, dove la si ritrova sempre. Anche perché in italiano viene definita erroneamente prugna anche se non è essiccata.

ELICRISO Conosciuto soprattutto per le sue virtù curative, essendo pianta officinale,  diventa difficile abbinarlo al vino, che rappresenta un momento di godimento e di piacere: Ma lo si fa spesso.

AGRUME ANTICO Se poi uno dicesse agrume candito tutti capirebbero, perché le scorze di arancia in qualche modo le abbiamo sempre assaggiate. Ma agrume antico indica la possibilità di aver annusato un tipo di agrume che è difficile da reperire. E quale allora? Forse il chinotto? Ma lo si trova facilmente e quindi , ci si aspetta un arrampicamento notturno in qualche villa che conserva le serre del passato per scoprire il genere.

Bicchieri vinoUltimo consiglio: non citare mai la dalia tra i profumi floreali. Non ha odore.

 

 

 

 

 

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Circa l'autore

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. andrea K. bonomo -

    Ha reso bene l’idea, di un mondo di parolai a sproposito. Bisognerebbe fargli risciacquare la boccuccia con un vinello al bouquet di tetrapak

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