Un bel piatto di serpenti..

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Immaginate di entrare in un ristorante di pesce, che abbia vicino alla porta d’ingresso l’acquario, dove potrete scegliere l’esemplare che piu’ vi aggrada, da gustare successivamente alla griglia o arrosto, o anche bollito. Tutto normale, penserete, niente di cui stupirsi. Immaginate la stessa scena a Canton, all’entrata dello “Snake restaurant” dove, al posto dell’acquario c’e’ una teca climatizzata dove scorrono in tutta tranquillita’ dei simpatici serpentelli. La visione vi inorridisce? Rabbrividite? Agli occhi di un cinese e’ tutto normale, anche in quel caso si sceglie l’animale che verra’ poi cucinato e poi mangiato con ampia soddisfazione dei commensali. Si tratta di abitudine, di tradizione,di cultura, che ci porta, tanto per fare un esempio, a ritenere logico cibarsi di carne di coniglio, evento ritenuto a dir poco sconveniente da un americano medio. Siamo quello che mangiamo, questo e’ risaputo,ma scegliamo il cibo in base a tutta una serie di elementi che diventa difficile sintetizzare in una frase. Di certo noi italiani siamo fra i meno disponibili a provare sapori e gusti diversi, le vacanze all’estero con gli spaghetti in valigia sono ancora una tragica realta’. Tornando ai serpenti, si puo’ dire che anche per questi animali esiste una classificazione, ci sono quelli che vengono meglio se cucinati in umido, o quelli che sono insuperabili se vengono fritti. Esiste addirittura la versione in scatola: gli esemplari piu’ grossi vengono suddivisi in trance e poi inscatolati. L’aspetto, in questo caso, non e’ poi cosi’ strano: basta pensare al palombo e siamo gia’ molto vicini alla realta’. Ci arriveremo presto anche noi a mangiarli? Difficile prevederlo,  sara’ dura considerando le nostre radici culinarie. Di certo non perderemo molto: gli esemplari piu’ piccoli sono quasi insapori, prendono gusto da cio’ che viene unito come condimento. Parola di chi li ha gia’ provati. Forse pero’ un buon pitone stufato…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

8 commenti

  1. Caro professore, personalmente, a meno che non me li facciano mangiare a mia insaputa, credo che non mi ciberò mai di questi esseri viscidi e schifosi!
    Mi farebbe molto meno schifo mangiare delle povere cavallette infilzate negli spiedini….oltretutto sarei anche curioso di assaporarne il gusto!!!!!

  2. in fondo ciò che reputiamo delizioso o repellente da mangiare deriva sempre da tabù culturali o religiosi.
    Un ebreo trova repellenti i crostacei, un americano trova orrido cibarsi di ranocchie e lumache, che qui consumiamo tranquillamente e con soddisfazione.. alla fin fine ogni cultura, specialmente in passato, faceva di necessità virtù e imparava a valorizzare ed esaltare i cibi che aveva sotto mano.

  3. Basta pensare che tutto sommato gia mangiamo capitoni e anguille che in certe zone d’italia vengono fritte affumicate ed inscatolate,cheb comunque devono essere uccise al momento per aver un buon risultato.
    Non è molto lontana nel tempo la memoria di secchi con le anguille appena pescate riportate a casa da mio padre, e la mattina dopo preparate per pranzo.
    E’ che secondo me la memomoria si adegua ai tempi di conseguenza ci dimentichiamo cose che non più di una quarantina di anni fa erano naturali.

  4. @ Elisabetta,
    Hai perfettamente ragione. Prima o poi assaggerò anche l’anguilla(ne sono certo).
    Ma la mia repulsione verso i rettili deriva dal fatto che non riesco inconsciamente a tollerare la vista della loro pelle(ben diversa da quella de capitone).
    Il bello è che trovo strano anche questo, dato che vado ghiotto per le zampe di gallina lesse(la cui pelle è simile, almeno a vederla, a quella dei Ser Penti.

  5. Ho mangiato serpente arrosto a Shanghai, tanti anni fa… non so che tipo fosse, so che aveva la pelle a quadretti bianchi e neri e che ci è stato presentato da vivo, dentro un cesto, affinchè approvassimo (ma questa è pratica frequente in Cina, dove si possono scegliere i pesci e le tartarughe da grandi acquari presenti nel ristorante e poi farseli cucinare).
    Dopo il passaggio in cucina, è tornato indietro arrostito a puntino, su un letto di insalata. E la pelle, vera prelibatezza così croccantina, ci è stata servita a parte, in insalata insieme a tantissimo coriandolo fresco.
    Beh insomma… a parte che da mangiare c’è ben poco (uno pensa al serpente come ad un’anguilla, con molta polpa, invece ha una pochissima carne sopra la gabbia di ossa e dentro è completamente vuoto)… quello che ho mangiato io aveva la consistenza e il non-sapore del petto di pollo 😀
    Un po’ deludente…

  6. E se pensassimo alle murene, amate ancora dagli antichi romani?..
    Sono sempre serpenti, anche se acquatici! La murena fritta è una vera prelibatezza..
    Vorrei tanto mangiare un serpente, ma non ho avuto ancora l’occasione di farlo.
    Però in compenso ho mangiato la carne di coccodrillo. Buono. Sembra un pò carne di maiale, ha la consistenza di bracciola.

  7. com’è brutto sentire di persone che vanno in vacanza e non mangiano i cibi del luogo ma si portano intere spese dietro, manco stessero andando in un’isola deserta! Brutta cultura la nostra!

  8. salve, volevo chiedervi se esiste qui in italia, un ristorante dove si cucina carne di serpente. sapete darmi una risposta?
    mi avete incuriosita..
    Simo

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