Touch 2.0 a Firenze, un locale da ri-scoprire

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Quando hanno aperto, 4 anni fa, fecero notizia soprattutto per l’IPAD utilizzato per presentare il menu e la carta dei vini, un arredamento non convenzionale ed azzeccato per esprimere il locale, il fatto di essere tre ragazzi giovani e volenterosi. Un po’ come una band che azzecca il primo disco ed è chiamata poi a confermare il img_4157risultato, rendendosi conto che il proseguio del lavoro non è poi così agevole(avete presente i Keane o gli Evanescence?), in molti si aspettano un loro affacciarsi in grande spolvero sulla scena della ristorazione fiorentina . In realtà loro si mettono a lavorare a testa bassa, secondo uno schema che nella frenesia di oggi appare quasi antico: un solo servizio al giorno e chiusi la domenica, considerando che ora impazza il 7 su 7. Ad onor del vero, l’ora del pranzo permette loro di fare corsi di cucina, non solo nel locale ma in una delle tante scuole americane presenti in città, oltre ad andare anche in trasferta in Chianti, quindi una clientela che si consolida, che arriva fuori dai giri consueti. La cucina intanto prende forma, e così anche la carta dei vini, non più limitata a poche etichette, ma ben articolata, senza dover accumulare un numero eccessivo di referenze, permette di scegliere divertendosi. In cucina Matteo Giuliani lavora con mano sapiente, ha imbarcato nell’impresa anche il fratello, in sala Max Amini e Stefano Acciai, riescono ad essere solisti virtuosi nel loro settore ma dotati di un buon amalgama nel suono generale. C’è anche il tempo di fare una “messa in ordine” dell’ambiente, oggi più comodo ed eleganteLa carta non spaventa, è creativa ma con prodotti del territorio, dove img_4161non manca un omaggio alla Val di Sieve, terra di origine dello chef. Piatti a volte scherzosi, molti ben calibrati, con una proposta vegana per ogni portata. E se la tartare di manzo è buona con pera abate e lardo di Colonnata, magari è anche troppo lieve il baccalà alla livornese servito nel cono croccante , ma non mancano scelte più internazionali  come il foie gras spadellato accompagnato dalla purea di mele Granny Smith. Coraggioso, non facile ma azzeccato il risotto al nero di seppia con le seppioline spadellate e pioggia di pecorino toscano.  Conturbanti, indubbiamente erotici i ravioli ripieni di ossobuco su vellutata allo zafferano, gremolada e crema al rosso pomodoro. Da apprezzare  anche la tecnica di cottura alla griglia, con il controfiletto come secondo, oppure affrontare con piglio energico l’agnello, con il carré  cotto arrosto con le nocciole ed il filetto  cotto al forno con riduzione di menta. Si termina con piccola scelta di dolci adatti ai golosi, a partire dal tiramisu ai due cioccolati e salsa al caffè espresso. Carta dei vini , come detto, giocosa e gradevole. Servizio casual e professionale. Tre portate escluso vini 45 euro, menu degustazione 5 portate 45 euro, 60 c0n vini abbinati. Ed ora si può iniziare a ballare…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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