Sushi nostrale a #FuoridiTaste2017: cronaca di un evento veramente Fuori!

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“Certo che un vivaio sarebbe un luogo perfetto per fare un evento legato alla cucina orientale” afferma decisa Sabrina mentre tenta disperatamente di afferrare un roll di sushi con le bacchette: tentativo fallito rimediato solo  agguantandolo repentina con le mani. “Si, guarda, un bel mix di cucina etnica e magari il sake ad accompagnare, se non un po’ di ” mentre le sfuggono per l’ennesima volta le noodles dal cucchiaio, ed il ramen che sta cercando di sorbire da un po’ è diventato freddo. “Sicura vero che sia la scelta migliore?”. “Certo il vivaio è un luogo fantastico, l’ambientazione ideale la farà la musica di sottofondo e….ahhhh!” “Questa volta è la tempura di gambero che la vede soccombere per la temperatura interna paurosamente alta che la costringe ad un urlo modello fantozziano, mentra tenta di ingurgitarlo in un sol boccone “Forse è il caso di ripensare l’idea” “Beh te e l’oriente in effetti…” mentre rido. “Dai!…facciamo un sushi nostrale, forme uguali all’originale  con  sapori diversi! Riconoscibili!” “Da mangiare con forchetta e cucchiaio, già che ci siamo!” aggiungo, mentre evito per un pelo il le bacchette lanciate in direzione occhiali.  E chi vorresti coinvolgere? “”Pensavo i cuochi della Val di Sieve, del Mugello, delle mie parti tipo Stefano, Edoardo, Andrea e Christian “. “Beh certo” penso ” tutti specializzati in pesce, soprattutto proposto crudo e in maniera creativa! L’afflato orientale mi pare evidente ! “. E qui mi accorgo  che la fetta di tonno in sashimi rischia di capitarmi in un occhio se non ci fosse la bacchetta che si spezza sul più bello ” No, che c’entra magari hanno la fantasia giusta per elaborare proposte legate al territorio” mentre tossisce degustando il sake “Ci parli tu vero con Stefano? ” guardandola di sottecchi, già immaginando la risposta. E invece, stupendomi in maniera piacevole, immaginando che se nella frase comparisse il termine alga o tofu il progetto si sarebbe arenato,  il buon Stefanone si entusiasma e, convinto forse da termini quali “soprassata e finocchiona” pronunciati da Sabrina per fare esempi concreti   parte l’avventura: creare con prodotti del territorio degli assaggi che possano divertire  e conquistare gli astanti. Ora, un po’ di sana ironia toscana non poteva mancare, ed ecco che , sui tavoli dei cuochi disposti in ordine nel vivaio, con le piante che li stanno a guardare, i cuochi e i loro piatti, i commensali si divertono nello scoprire che stanno mangiando un farinushi, ovvero la farinata di cavolo nero, ma anche il salamushi con farro e caviale di lenticchie fa la sua “porca”(con rispetto parlando ma di questo si tratta!). La tartare roll con caviale ( di nuovo!) di peperoni non delude le aspettative. Certo che quando arrivano al senchamisù e farrois al cioccolato, l’ospite comincia a trovare conforto nel Pomino di Selvapiana, apparso più azzeccato di altre bevande. E la serata scorre, senza melodie orientali , ma con un sano rock che si alterna a musica orientale. Arriva presto la fine , quasi inaspettata, mentre nuovi progetti si affacciano all’orizzonte. “Ragazzi, la prossima volta che siamo in un vivaio  usiamo i fiori” parte la proposta tra i cuochi . “Diciamolo alla Sabri, vai dove è andata? ” ” Si daì facciamolo, magari anche vegano la prossima volta” esclama ridendo soddisfatta di mangiare finalmente le noodles con la forchetta. “E il buon Stefano scuotendo la testa, capiva che era pronto a delle imprese che mai avrebbe immaginato poter affrontare…

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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