Su Arrigo Cipriani e la sua intervista…

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Che la cucina abbia un ruolo sempre più importante nell’immaginario collettivo lo dimostra il titolo di questa intervista: in un testo in cui si citano Orson Welles, Hemingway, Bogart, la frase più ad effetto è quella in cui si parla di cuochi, le moderne star televisive e mediatiche . Arrigo Cipriani non è certo un personaggio con i peli sulla lingua e perlomeno si riesce a capire con chi si deve trattare quando lo si ha di fronte: non è certamente simpatico ,per quello che dice e per come lo dice, ci si rende conto che è un uomo che pensa di essere al di sopra di tutti gli altri, non deve essere certo semplice lavorare da lui. In quello che dice  mi ricorda molto un’intervista che Gualtiero Marchesi rilasciò 5 anni fa e che riportai in questo articolo: i tono sono della serie “Après moi le déluge”, chiunque abbia operato nel suo campo dopo di lui non ha capacità , ne’ carisma, a parte una dovuta eccezione, in questo caso Gianfranco Vissani. E’ il primo che parla male di Marchesi : cita la nouvelle cuisine quale frutto avvelenato del ’68, accusandolo di aver rivoluzionato in negativo la cucina italiana, incurante del fatto che l’ha messa sotto i riflettori internazionali. Dice che da Carlo Cracco si mangia male perché altri glielo hanno riferito: vorrei capire la sua reazione quando qualcuno prova a parlare male dell’ Harry’s Bar senza esserci mai entrato! Su Cannavacciuolo afferma solo che scrive più libri di Proust, sminuendo così il suo ruolo in cucina Spara a zero su tutti senza fare nessun tipo di autocritica, nemmeno su errori imprenditoriali del suo passato,  dando purtroppo l’immagine di “vecchio rimbischerito” che certo non gli dovrebbe appartenere. Anche eprchè quando racconta di attori, cantanti, nobili e personaggi dello star system che si sono accomodati ai tavoli del suo locale è divertente, del tutto “politically uncorrect”, violando il codice d’onore che vuole un patron di un ristorante garante della privacy di ogni cliente e come insegnano fin dall’inizio i maître di lungo corso “un cameriere non deve avere ne’ occhi, ne’ orecchi”.  In questo caso bisognerebbe chiedersi perché intervistare certi personaggi: molto meglio il silenzio pubblico ed andarli a trovare a casa loro, dove la parola raccontata ha molto più fascino di quella scritta.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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