Se un alunno ti chiede di Marchesi….

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Il mio pellegrinaggio da Gualtiero Marchesi è iniziato quando lui era ancora in via Bonvesin de la Riva, a Milano : troppo geniale quest’uomo per il sottoscritto, all’epoca  divoratore di riviste di enogastronomia, insegnante di cucina alla  scuola alberghiera, appassionato in cerca di novità gastronomiche. Il mondo che poi è diventato il mio mondo, da un punto di vista di critico del settore, mi prendeva e quindi, la voglia di conoscere questo cuoco così alternativo e fuori dagli schemi da me vissuti,  diventò imperiosa: finalmente una persona di cucina che parlava di cultura, di musica, di arte, argomenti che non ritrovavo nelle cucine che frequentavo.  Uno, due, tre pasti alla casa madre milanese,  poi la visita con gli allievi, per i pranzi studio che lui aveva ideato a prezzi popolari, dove faceva assaggiare il risotto con la foglia d’oro. Ieratico però affabile, ironico ma in maniera sottile, con un’impronta meneghina sostenuta, pur avendo una visione internazionale della cucina. Mi dispiacque la dipartita milanese, andai anche a Erbusco, a capire quello che stava proponendo, ma non ritrovai la stessa atmosfera, quella tensione positiva che ha permesso di far crescere una generazione di cuochi di alto livello. Poi come un moderno Kronos ha cominciato a distruggere i suoi figli, ad ignorare le novità, a criticare gli altri senza conoscere la loro cucina, ad abbracciare l’industria, che già aveva sfiorato ai tempi della linea di surgelati, scegliendo questa volta il fantastico mondo del fast food. Il tutto perdendo un po’ quella linea di sottile ironia per diventare altezzoso, il “divino Marchesi” è sempre stato sopra alle righe o, meglio, si è sempre considerato “sopra” agli altri, e lo è certamente stato per un periodo, però poi “Sic transit gloria mundi” e il non essere più l’unico personaggio della cucina conosciuto fuori dall’ambiente lo ha portato a sbagliare qualche mossa: interviste poco felici, programmi televisivi contestati per poi farne uno anche lui…che dire, tutto si perdona ma è ancora utile ascoltarlo? Passano gli anni ma lui prosegue come al solito e quindi: quando l’alunno ignaro, che prende dopo cena e va al Mercato Centrale di Firenze, per vederlo, ascoltarlo, toccarlo (?) mi chiede” Ho fatto una domanda su quando ha fatto il panino al fast food,, non mi ha considerato, anzi se ne è andato via scocciato, ma non è stato un grande innovatore della cucina italiana? Perché si comporta così?  ” Il divo deve fare così mio caro e come Carlo Cracco si è divertito a giocare: uno con la patata, l’altro con l’hamburger, il binomio perfetto”

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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