Ristorante Myo a Prato

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A volte ritornano..anche se magari in realtà non se ne sono mai andati. Si parla di chef, di cuochi di personaggi che sono saliti alla ribalta, per poi allontanarsi dai riflettori e poi tornarci in maniera più evidente. Angiolo Barni fu uno dei cuochi più innovativi degli anni Novanta, riuscì a portare il popolo dei buongustai nella sonnecchiante Prato, trasformando il negozio di famiglia, tutt’ora esistente, una gastronomia dove è possibile mangiare a pranzo, in un ristorante gourmet , l’Enoteca Barni, che la sera cambiava pelle e clientela. Formidabili quegli anni, che poi sono terminati, il cliente pratese ha ricominciato a frequentare altre città,la famiglia Barni si è specializzata anche nel catering,  fino ad arrivare a tempi recenti, con un risveglio interessante della ristorazione cittadina. Tra queste novità, ecco Myo, ristorante situato all’interno del centro d’arte contemporanea Pecci, appena riaperto, dopo lunghi lavori di ristrutturazione. L’ambiente è grande, vetrate che danno luminosità, il banco del bar in bella vista, poi anche una parte più defilata, quasi una sorta di privé. Ancora manca l’atmosfera giusta, ma la partenza sparata ha concentrato l’interesse dei titolari sulle cose più importanti, ovvero, menu e carta dei vini. In cucina un team di giovani, capitanati da Gianluca Somigli, in precedenza al Santo Graal di Firenze, con Angiolo a sovrintendere a tutte e preparazioni. Il menu si presenta diviso in tre sezioni, antipasti, pasta e riso, quindi pesce e carne, co la carta dei dolci a parte. Fin da subito proposte inconsuete anche come posizionamenti, tipo la guancia di vitello tra gli antipasti, poi si parte benissimo con il tortino di polenta “8 file” alla piastra, stracciatella di burrata, sardina affumicata e cavolo cappuccio: appena da registrare il contrasto dei sapori ma molto invitante. Croccante e saporito il carciofo violetto in panatura aromatica, pinoli tostati e pecorino stagionato, sapori antichi in versione moderna. Un tocco di tradizione ben rivisitata sono i tortellini con brodo ristretto profumato alla lavanda, consolatori e di facile presa. Da veri amatori i ravioli di trippa alla fiorentina con salsa di fagioli San Ginese e scampi spadellati: solo un po’ di profumo maggiore nella salsa ed è un piatto da ricordare. Tra le carni, il piccione al forno con carote grigliate, la salsa sempre di carote leggermente acidula  e crumble al ginepro è un bel gioco di consistenze e sapori distaccati che si ritrovano in bocca. Tenera, di buona succulenza, la coscia di faraona arrostita, con lime e pepe di Sarawak, con patate arrosto cotte nel suo sugo. Dolci da sentire in altra occasione. Carta dei vini con bella selezione di champagne e bollicine in genere, spazio anche alla Francia soprattutto Borgogna. Si può mangiare anche al bancone , in perfetto stile americano. Sui 60 euro per 3 piatti escluso vini

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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