Riflessioni di un critico a dieta

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Non avendo nessuno sponsor che mi paga una settimana in qualche clinica modello Chenot, ogni anno trascorro il mese di agosto in vacanza, ovvero in mancanza di quello che è la mia occupazione abituale, ovvero degustare cibi e bevande. Diciamo, che volutamente scelgo di staccare la spina, pur continuando a scrivere di cibo e di vino ma affrontando il tutto in maniera distaccata. Che poi questo mi faccia dimagrire assai è un beneficio che mi porto dietro er tutto l’anno. E l’osservatorio che mi si prospetta di fronte, vivendo tale situazione, non è dei più malvagi ovvero realizzo che, in molte situazioni non farsi prendere da un bisogno primario come la fame, ha i suoi indubbi vantaggi. Esempio: in viaggio nelle soste agli autogrill o ristoranti di autostrada, evitare di immergersi nella bolgia per cibarsi di prodotti ai quali si può rinunciare, infonde una tranquillità che permetterà di scegliere con cura quando e cosa mangiare. Non si può passare la vita in regime alimentare perennemente controllato, ma si può adottare uno stile di alimentazione corretto che permetta di viere meglio. Per quanto mi riguarda, capisco oggi le parole di Frank Bruni, l’ex critico gastronomico del New York Times, qundo diceva che la professione gli ha permesso di tornare ad un peso accettabile. Si, mangiando due volte al giorno al ristorante! Come è possibile? Credo intervengano due fattori: l’autocontrollo naturale pensando al fatto di dover giudicare due volte dei locali e il frequentare cucine che cercano spesso più la qualità che la quantità nelle pietanze; quindi al rientro saprò come regolarmi. Cucinandomi poi tutti i giorni, capisco come le aggiunte di grasso inutile nei piatti siano dovute spesso a noncuranza e mancanza di attenzione,pigrizia, insomma elementi facilmente eliminabili. Rimane l’elemento più difficile: la voracità. Mi rendo conto che spesso la voglia di mangiare caldo e cogliere il momento migliore per giudicare la pietanza mi fa mangiare in fretta: senza arrivare a rallentare troppo fino a slogarmi la mandibola, un certo andamento slow della masticazione non può ch giovarmi. Infine l’olfatto. Si sensibilizza in maniera quasi paurosa e lì resistere alle tentazioni dà la prova di quanto le motivazioni contino. Dopo tutto questo, mi aspetta il miò caffè doppio senza zucchero per continuare a riflettere..

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

3 commenti

  1. Caro Romanelli, come non essere daccordo! Io che non sono un critico e pratico la buona cucina solo per diletto, devo per forza di cose periodicamente creare un filtro tra me e il cibo. In questo periodo, nel quale ho adottato un regime alimentare controllato, cerco di convogliare la mia creatività culinaria verso piatti che possono essere trasformati secondo i dettami della mia nutrizionista. E’ un esercizio difficile ma anche una sfida. Ma i menù mattutini che pubblichi su facebook, sono la tua colazione?

  2. Stesso problema, stessa soluzione. Almeno, ci sto provando: aumentando la mia consapevolezza. Innanzitutto, quella mandibolare che descrivi tu. Ormai, per esempio, i cornetti da autogrill cotti da precongelati, e tutti dallo stesso identico sapore da Trento a Canicattì, non mi attirano neanche più e resistere non è uno sforzo. E così, tante altre cose (troppe, sotto un certo aspetto, ma questo è un segno dei tempi purtroppo). A questo, ho cercato di aggiungere una consapevolezza *corporea*: ho comprato un contapassi e lo uso per camminare *almeno* diecimila passi al giorno. Ed ho scoperto che sto meglio, più rilassata e meno stanca. E dai passi, sto riprendendo a correre (e anche qui, strumenti semplici che aiutano sono divenuti irrinunciabili: runkeeper, per esempio).
    Buona continuazione 🙂

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