Perché non possiamo non dirci tiramisudipendenti

1

Inutile fare finta di niente, dire che uno si è stufato del solito dolce, illudersi che la parte golosa di un pasto non è di propria pertinenza e che si possa tralasciare con eleganza: sul tiramisù cadono le barriere, si spalanca un mondo fatto di cedimenti morali e materiali, di abbandono di ogni regola  sociale di buona educazione e rispetto reciproco. Difficile pensare a qualcuno che rimanga indifferente rispetto ad una montagna grassa e pastosa,  che diventa ancora più grassa grazie alla presenza di tuorli d’uovo, decisamente immorale con l’ampia presenza di zucchero semolato, quello definito bianco e mortale. E che dire, della presenza di liquore e caffè nel Pan di Spagna, “politically uncorrect” considerando che del dolce si cibano bambini ed adolescenti in ampia misura? Niente, il tiramisù passa indenne anche da tali forche caudine, proposto in una serie così innumerevole di versioni che la Settimana Enigmistica, in confronto , è un prodotto mai copiato. Malgrado l’estro creativo di pasticceri appena usciti da Bake Off cerchi soluzioni di dessert fuori dagli schemi, che vogliono distinguersi dalla massa plebea di tiramisù industriali, fatti con gelato, con le scatole di prodotto già pronto, non si riesce a staccarsi da un legame pericoloso, che può apparire banale, semplice, noioso ma indubbiamente di fascino. E’ come il latin lover che a 70 anni ha sparato le sue migliori cartucce ma continua a mietere qualche conquista, così il tiramisù non sarà mai respinto, e con un gesto quasi annoiato del cucchiaino che affonda nella sua soffice opulenza, ecco che poco a poco continuerà ad esercitare intatto il suo carisma. E così ci si può accapigliare su quale sarà la migliore versione, se i Pavesini, i Savoiardi o il Pan di Spagna avranno la prelazione l’uno sull’altro, se il cioccolato fondente tritato avrà ragione di essere, se aggiungere panna montata può apparire sacrilego. Rimane il fatto che , dopo un serio esame di coscienza, la generazione dei 50enni, a scendere, non può non dirsi tiramisudipendente.

Credits ricettatiramisu.it

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

1 commento

  1. Tiramisu che fa rima con tivù…scusi Prof il banale pretesto e l’orrida rima, ma era per sapere se ha visto la prima puntata della serie “I Medici” e se l’è piaciuta.

    Va bene che si parla di cucina in questo blog. Ma al cospetto di quella famiglia non ci si può voltare e far finta di niente. Tantomeno i fiorentini.

    Certo c’è chi vi legge uno “spottone” a favore del “SI” al prox referendum del 4.12. Ma sono pur sempre “I Medici”, uno dei vanti se non il vanto di Firenze. I veri catalizzatori e ambasciatori del “genio” italiano nel mondo.

    Per i fiorentini dovrebbe essere un referendum nel referendum

    Tra un problema e l’altro, per quel tempo che rimane per le battute, se ne parla o si fa zapping? Che si dice a Firenze?

Leave A Reply