Paccheri e cuori di palma, storia di mode alimentari

2

La moda incombe anche nel mangiare. Sembra quasi incredibile l’abilità con la quale è possibile indurre a mangiare, attraverso sottili opere di persuasione, cibi dei più disparati. Fino agli anni del boom economico il problema non si poneva, con una cucina che tendeva a rimanere confinata nelle specialità regionali. E’ a partire dagli anni Settanta che la situazione cambia, con l’avvento massiccio di supermercati e la diffusione di locali dove mangiare a prezzi popolari, come le pizzerie. Si deve a loro se la pizza arriva ad essere preparata nelle maniere più strampalate e se entrano in gioco ingredienti alquanto particolari come i cuori di palma, con i quali si confezionava anche un temibile risotto. Oltre a quelle che sono oggettivamente reali nefandezze alimentari, ci sono altri cibi che si sono imposti nell’alimentazione quotidiana per i motivi più imprescindibili: la rucola fu l’ingrediente culto degli anni Ottanta, proposta dall’antipasto al dolce, sottoforma di gelato, con la scusa che dava sapore senza fare ingrassare. Ad accompagnarla magari un bel piatto di penne al salmone affumicato e panna, con una spolverata di uova di lompo colorate. Si afferma successivamente come antipasto il carpaccio, completamente stravolto rispetto alla ricetta originale, dove le fette di manzo erano accompagnate da una salsa semplice. Oggi con questo nome si può trovare di tutto, dai salumi alle carni, passando per verdure e affumicati, in composizioni assortite delle quali, spesso, non si capisce il senso. Ed il povero tonno? Conosciuto per anni solo nella versione inscatolata, prima all’olio e poi al naturale, è diventato in seguito una presenza indispensabile nel crudo di pesce servito come antipasto o nella versione”tagliata” quando viene cotto alla griglia e servito al sangue quasi fosse una bistecca. Da rilevare poi l’intenso uso di sesamo quando il pesce viene messo in forno, forse per paura che si abbrustolisca troppo. Oggi fra i prodotti della categoria “mai più senza” sono entrati a spron battuto anche i paccheri, pasta semi sconosciuta fino a qualche anno fa, oggi presenza obbligata nella carta di un ristorante che deve essere alla moda. Si può discutere tra la versione rigata e quella liscia, se i pomodori che lo condiscono devono essere pelati o con la buccia(anche se li ho mangiati in una trattoria tipica fiorentina di recente, con sugo all’anatra) di certo però è il tipo di pasta deve essere ordinata per chi deve mostrare di conoscere i piatti giusti. Apriamo quindi una sottoscrizione veloce per il rischio scomparsa del fusillo, negletto formato oggi in uso solo nelle mense scolastiche!!

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. Assolutamente d’accordo sul recupero del fusillo che tra l’altro, proprio per la sua forma elicoidale, trattiene bene il condimento e solo secondo, a mio avviso, alle altrettanto “scomparse” chiocciole.

Leave A Reply