Mangio agnello e non mi vergogno

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E’ oramai una tradizione al contrario  che puntuale, per Pasqua, riparta la campagna contro il consumo dell’agnello: quest’anno ci si è messo di messo anche Silvio Berlusconi che, per motivi squisitamente propagandistici si è fatto riprendere ad allattare con il biberon 5 agnelli. Allo stesso modo mi dà noia Giuseppe Cruciani, conduttore de La Zanzara su Radio 24, che si fa riprendere con 3 teste di agnello a sfida dei vegetariani, il che ha dato subito modo ad Andrea Scanzi, “vegetariano sfigato, stronzo e rompicoglioni” (cit. ) di mettersi in evidenza scrivendo una lettera a Dagospia per mettersi in evidenza. Appare chiaro che si sfrutta l’agnello per altri motivi, si fa leva sulla sensibilità spicciola per parlare d’altro o farsi puntare i riflettori addosso. Durante l’anno chi pensa a quanti sono gli agnelli mangiati? Per non parlare di tutti questi dimostranti che saltano fuori solo in occasioni estremamente mediatizzate, che non ho ancora mai visto dimostrare per polli o tacchini. Credo che ognuno debba seguire la dieta che ritiene opportuna, è giusto il confronto e il dialogo senza però assumere posizioni oltranziste che poi lo sono solo di facciata. L’agnello lo mangerò come al solito, mi piace il cosciotto in forno, le costolette fritte o scottadito, la spalla in umido, marinato e condito modello kebab. Però mangio anche la testa e se c’è la coratella non la disdegno affatto poiché ritengo che il rispetto per l’animale ucciso sia consumarlo fino in fondo, e non limitarsi alle cosiddette parti nobili. Io continuerò a farlo e non mi devo certo vergognare

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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