La Sindrome di Stoccolma di alcuni ristoratori

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Certo che in tanti oggi non si ricorderanno oggi: “La sindrome di Stoccolma “ nasce nella capitale svedese negli anni Settanta, durante una rapina che non finì in tragedia malgrado un sequestro di persone durate 5 giorni. Alla fine i sequestrati si trovarono più a loro agio con chi li aveva costretti alla prigionia piuttosto che sperare nell’arrivo della polizia come forza liberatrice. In seguito l’esponente più famosa afflitta da tale sindrome fu la ricca ereditiera americana Patricia Hearst. E che c’entrano i ristoratori? I cuochi famosi? C’entrano, c’entrano…Basta vedere il loro comportamento  dopo l’uscita delle guide, di stroncature o di altro. C’è, ad onor del vero,  chi tenta di argomentare una risposta in maniera chiara, civile e comprensibile, rispetto ad un giudizio che ritiene sbagliato, ma sono pochissimi, si preferisce sempre mugugnare in privato, magari in maniera reiterata e costante, ma non affrontare mai direttamente la persona che ha dato il giudizio, anche se presente, oggi, nei social, ed in grado quindi di essere raggiunta facilmente.  Chi lo ha provato a fare, è stato anche redarguito duramente, anche e ha osato la strada dell’ironia, e quindi ha preferito ritirarsi in buon ordine, chiedendo quasi scusa. Altri che hanno provato a fare sceneggiate e redarguiti quasi dagli stessi colleghi, sempre sottovoce, si intende, dicendo che indubbiamente così no, non si fa. Da insegnante, da circa 35 anni, mi sembra di sentire i commenti degli alunni di una volta(oggi no, La Buona Scuola ha annullato anche l’ultimo baluardo, il rispetto dei Professori): quel professore è cattivo, è severo, ma inciutee rispetto e quindi è bravo, inutile mettersi a discutere. Forse rimane ancora all’università tale mentalità. Insomma, non si riesce a dialogare, è un mondo di prime donne nel quale la suscettibilità è altissima, il dialogo azzerato. Eppure , a mio avviso, la terza via ci sarebbe, quella della critica dialogata e costruttiva, solo che a quel punto parte la sindrome: ci si allea con lo stroncatore senza motivazione e si svaluta lo stroncatore che porta con se’ argomentazioni a sostegno della sua tesi. Magri si organizzano messinscene delle più tristi, il cuoco che si atteggia a semideo terreno si trasforma in un servo del padrone, ma tant’è. Non credo ci sia soluzione al riguardo, si continuerà così, il gioco del potere non ha alternative. Però è divertente osservare questo teatrino, magari qualche volta l’operetta si può trasformare invece in una grande opera. Forse.

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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