La sera di Natale

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Aveva cercato con tutte le sue forze di sfuggire alla tradizione natalizia. Era rimasto da solo, non c’era motivo di rivedersi con una sorella che da tempo era rimasta ai margini della sua vita, i genitori sepolti da tempo, lui comunque amante di una vita fuori dagli schemi: cosa c’entrava con un’atmosfera che non gli apparteneva? La vigilia non aveva senso lavorare, non voleva passare come un “work addicted”, un drogato dal lavoro sempre sul pezzo fino all’ultimo. Si era rifugiato in una beauty farm, a farsi massaggiare, sudare un po’ nel bagno turco per poi fuggire prima del cenone della veglia, per infilarsi in un cinema dove sarebbe stato facile confondersi con la massa di persone desiderose di festeggiare. Però non era riuscito a resistere alla sirena delle campane notturne, lui tanto ostico a certe celebrazioni: una chiesa di periferia lo aveva accolto, a mezzanotte, infreddolito ed anche spaurito: cosa c’entrava, in quel contesto, lui abituato agli alberghi di lusso, ristoranti stupendi, la “bella gente” che quella sera lo aveva dimenticato? Fece tardi volutamente, dopo la messa, vagare per le strade, andare a letto alle tre per svegliarsi il giorno dopo all’ora di pranzo. Mise la caffettiera sul fuoco all’ora in cui gli altri si sedevano a tavola, accese la tv distrattamente, mentre si accendeva una sigaretta inutile: la spense subitamente. Il pensiero vagava sulla parte sentimentale alla quale volutamente non si voleva soffermare. Quel giorno ne era quasi obbligato, il negarsi un rapporto continuativo lo stava affliggendo non poco  e decise di stare male fino in fondo, lucidamente senza stordirsi di alcol o fumo, si mise a nudo, fino a star male fisicamente. All’ora del tè decise di farsi una doccia e respirare un po’ di aria, di un inverno che non voleva arrivare, uscendo per strada a camminare quando tutti stavano smaltendo l’eccesso di libagioni.. La città non gli dispiaceva, illuminata e calma, e camminò a spron battuto, tra vicoli e strade che lo riportavano alla sua fanciullezza, che tanto aveva cercato di dimenticare. Quasi esausto, dopo un’ora di cammino, inciampò e cadde senza preavviso, vicino ad un ponte, senza che nessuno lo vedesse. “Meno male” pensò, salvo poi sentirsi apostrofare da una voce argentina “Guarda che la buca c’era già prima che tu ci cadessi dentro”. Lei lo guardava divertita e serena, lui incassò la critica e abbozzando un sorriso le chiese” Sono stato molto goffo? ” “Di più, un sacco di patate crollato senza motivo” e rideva mentre lo diceva. Era leggermente a disagio, da tempo non si confrontava con una donna, la squadrò meccanicamente e cercava di giudicare  il suo modo di vestirsi: gonna lunga , scarpe stringate basse, capelli corti, l’esatto contrario del suo ideale femminile, ma il viso lo attirava senza requie. Se ne uscì con una frase della quale si pentì dopo averla detta” Ho fame, e non ho voglia di mangiare un toast in un bar anonimo, hai voglia di cenare con me? ” “Come no, ho una fame da lupo, oggi ero a lavorare fino alle tre. Dove mi porti? Meglio un bell’orientale dove mangiamo cose tanto diverse” rispose sicura e spavalda. La osservò meglio, lo sguardo era penetrante ma non invadente, gli occhi brillavano e non poté fare a meno di chiedere” Sei mica astemia? “. “Preparati non sopporto niente sotto lo champagne”. Il Natale avrebbe avuto un sapore diverso quell’anno..una cena da vivere in maniera decisa

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About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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