Intervista a Fabio Picchi sui regali gastronomici

2

Questo è il testo dell’intervista che è apparsa oggi su “L’Unità”relativa ai regali gastronomici

I regali gastronomici ai tempi della crisi:  è una buona abitudine che prosegue anche se cambiano i cibi protagonisti. Se una volta era  di moda cercare il lusso e regalare improbabili caviale, champagne, prodotti a base di tartufo e foie gras, oggi  si preferiscono i prodotti della tradizione italiana. Per sapere cosa fare agli amici, in maniera di vederli contenti senza svuotare il portafoglio abbiamo chiesto  un consiglio a Fabio Picchi, proprietario del ristorante “Cibreo” di Firenze e fondatore insieme all’ attrice Maria Cassi del “Teatro del Sale”,  luogo che appaga la passione del cibo e dello spettacolo.

Secondo lei, Picchi, c’ è ancora voglia di fare regali in tempo di crisi?

Si. Quando arrivano i periodi di crisi,  è necessario essere positivi e soprattutto cogliere la possibilità di riflettere che essa ci offre. Abbiamo la fortuna di vivere in un territorio come quello italiano dove il rapporto con la campagna è ancora sentito in maniera positiva dalla maggior parte della popolazione. Sono tante le aziende agricole, i contadini che coltivano eccellenti prodotti che possono diventare regali di alto livello.

Qualche esempio?

Se mi portassero un carciofo pugliese appena colto sarei contentissimo, ma sarei felice anche con un carduccio toscano o un gobbo piemontese. Penso che oggi sia molto  importante il gesto: se mi regalano una cassetta di radicchini colti direttamente dalla terra, lo trovo un gesto straordinariamente affettuoso. Se poi la stessa viene acquistata da un contadino, il pensiero assume una rilevanza forte anche da un punto di vista culturale,perché chi l’ha comprata, si è messo in relazione con una persona che lavora la terra.
Rapporti umani come un dono allora?

Bisogna riconoscere la rete di relazioni che esiste tra chi produce un alimento e il mondo che lo circonda. Non dobbiamo vivere questo periodo con l’idea del segno “meno”ma piuttosto col segno positivo del riequilibrio.

E’ bene continuare a scambiarsi i regali per Natale insomma..

Certo e non mi fa scandalo un periodo obbligato, come quello del Natale, in cui  si devono fare i regali: sfido chiunque a dire che non prova a piacere a vedersi recapitare un pensiero tangibile! Poi nel settore  alimentare ci sono delle vere meraviglie a basso costo.

Qualche esempio?

Il cefalo (o muggine che dir si voglia) è un pesce meraviglioso, facile da cucinare ,che è presente in ogni mercato locale e costa meno di 4 euro al chilo Se il dono deve essere prezioso, si può scegliere l’olio extravergine di oliva: con 15 massimo 20 euro si regala  la chiave di volta per una minestra o una patata lessa. L’olio d’oliva extravergine italiano non è mai caro, eventualmente è costoso, ma non è possibile continuare  a spendere di più  per un olio motore per la nostra macchina che per quello per il nostro cibo.

Cucinare per gli altri può diventare un regalo?

Ricordo di aver fatto una cena per Walter Veltroni e Ted Kennedy: la terminai mettendo sul tavolo una teglia di patate arrosto con salvia, aglio, rosmarino. Odori e sapori che univano le persone, grazie alle mani che si ungevano e che raccoglievano gli ultimi pezzetti di patate croccanti. Mani che si univano quasi a rappresentare una sorta di fratellanza laica.

Lei cosa vorrebbe ricevere?

Avendo tanti amici sparsi per l’Italia mi piacerebbe che il piemontese mi portasse i gianduiotti, il siciliano la cassata, il veneto il musetto. Ma anche, dagli amici napoletani, un vasetto di melanzane sottolio farcite con aglio e peperoncino mi
farebbe felice.

Un consiglio per godersi le feste a tavola?

Tenere spenti i frigoriferi ed aprire le dispense, per fare un Natale meno consumistico  ma responsabile !

Share.

About Author

Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

2 commenti

  1. @ Stefania
    Comunicare la qualità è certamente un problema. Tu hai pensato all’olio, io al cefalo. E mi sono venuti altri problemi: ilcefalo sotto l’albero? Giù dal camino, eviscerato od intonso? Lo si incarta, oppure possiamo prendere il destinatario a pesci in faccia?

Leave A Reply