Gelato al cioccolato bianco, oscena deriva golosa adatto ad uno scrittore di gialli

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Partiamo dal presupposto che io gli cambierei nome, al cioccolato bianco..tanto per capire quanto non ami questo prodotto. definito un derivato della lavorazione del cioccolato. Ed in effetti, ma dove si può arrivare in un dolce dove manca un ingrediente essenziale come il cacao? Il risultato è quello di una massa dolce e cremosa, che può conquistare per un attimo fuggente ma non certo legare a vita. Troppo dolce, troppo stucchevole, un po’ come quelle persone dai troppi convenevoli che dopo pochi minuti hanno già svolto la loro funzione e possono scomparire. Anche il suo utilizzo per giochi erotici non sembra possa stimolare appetiti repressi e dimenticati, l’amplesso subirebbe troppe battute d’arresto causa eccessi di zuccheri circolanti. Pensare a questa massa che non trova contrasto e si immerge in un suo similare, ovvero un gelato fatto con panna e zucchero, aromatizzato alla vaniglia mi fa tracollare. E’ l’alimento adatto per un romanzo di Agata Christie, il veleno nemmeno troppo nascosto per stendere un diabetico, la pozione sorbita anche giornalmente che innalza la glicemia a livelli fantastici, la pietanza rifiutata anche dal condannato a morte per il suo ultimo pasto. Sembra quasi di sentirli, i denti, che iniziano a sbattere tra di loro pur di non far entrare in bocca la cremosa massa semifredda appoggiata sul cucchiaino. Giammai si tenterebbe di equilibrarlo, con fili di salsa al cioccolato nero o al caffè, nemmeno un po’ di frutta essiccata riuscirebbe a creare una serbevolezza gustosa. A questo punto, si dovrebbe adottare la tecnica che, “Al peggio non c’è mai fine” spezzettando un’abbondante dose di meringa su tutta la superficie. Ed a questo punto la fine giungerebbe benigna ed inesorabile

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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