“Friday night”, il racconto di una sera particolare

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La pioggia, la maledetta pioggia che lo faceva innervosire! Niente di bello se non mettersi a letto e magari in buona compagnia: ma era venerdì, quasi obbligato ad uscire, per quella sorta di obbligo mondano al quale non riusciva a sottrarsi. Non che le altre sere fossero dedicate alle quattro mura di casa, tutt’altro, ma il venerdì se lo teneva con i compagni di sempre, quelli che vivevano in un ambiente diverso da quello che frequentava adesso. Erano gli amici, ed anche le amiche, che lo avevano conosciuto giovane di belle speranze, magari non abituati al suo cambiamento profondo,  e questo in parte lo disturbava. In effetti, li sfuggiva, quando poteva, ma una volta al mese era quasi attratto da una sera liquida e densa allo stesso tempo, fatta di bar differenti, sigarette fumate con troppa fretta, gin, rhum e whisky uniti in perfetta armonia, e discorsi per lui inutili ma dovuti per compatire amici sfortunati. Vite frustrate senza possibilità di cambiamento, lui che si chiedeva cosa faceva lì quando la sua vita girava a mille, ma era un calarsi nella realtà più comune, non in quella artefatta della sua condizione. Uscito, già sigaretta accesa, si faceva bagnare dalla pioggia, non battente, ma costante, mentre non voleva guadagnare la macchina ma direttamente il posto di ritrovo, con la sua camminata decisa e veloce. Perché decise di fermarsi al primo bar, per un cocktail? Non lo sapeva nemmeno lui, ordinò un Negroni senza pensarci lo buttò giù: nessuno gli volse lo sguardo, pagò ed uscì con le gambe che frullavano meglio e la testa che si immergeva in pensieri profondi. Secondo bar, che è in cima alla salita, un’ascesa che lo fa faticare, tossire, sputare , ma prosegue imperterrito per toccare la cima quasi dovesse espiare quanto appena provato e bevuto. E decise allora di concedersi qualcosa di diverso, lo stacco: Bloody Mary, quasi rinfrescante, lucidità maggiore, inquadra finalmente gli avventori. Lei nemmeno ci parla, gli si avvicina, lo bacia e rimane lì. Terza tappa che inizia furiosa, abbracciati  al primo angolo di strada, pioggia stavolta battente, fradici e caldi, mani che si incontrano per staccarsi e attaccarsi al corpo. Mancano i filtri e le remore, spogliarsi è d’obbligo, guadagnando un portone socchiuso. Lotta e potenza, lo stremo giunge benefico e importante. Rivestirsi è una formalità da compiere veloci, la camminata è lenta e strascicata,esausta,  entrare nell’ultimo bar è dovuto, per parlarsi, il tempo è mancato nella passione immediata e ingombrante. Non si può sbagliare è l’ultima bevuta della notte e quindi tocca al Vodka Martini per concludere con il fumo azzurognolo della sigaretta che la mostra più affascinante, per i suoi occhi acquosi. Fumare e bere, una liaison pericolosa ed affascinante, che prosegue, durante un parlare roco e invadente, ma sempre più affascinante. Foto di copertina Andrea Moretti

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Leonardo Romanelli (Firenze, 14 novembre 1963) è un giornalista, sommelier, gastronomo, autore e conduttore radiotelevisivo italiano.

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